A cavallo con i cowboy

I cavalieri che tengono in vita le tradizioni

Dal Texas alle colline della Maremma, dalle pampas argentine alla Valle del Rodano in Francia e alle steppe della Mongolia, ecco 5 culture in cui i moderni cowboy tengono in vita l’antica e variegata tradizione oltre il mito romanzato.

Il cowboy continua ad ispirare un concetto romantico di cieli immensi, cavalli, natura selvaggia e atteggiamento ancor più selvaggio, libertà e fascino rude. È questa immagine romanzata del cowboy che è stata ulteriormente sviluppata al cinema e in letteratura, come anche nella moda. Cowboy a punto croce, lazzi ricamati e cactus stilizzati decorano con grande impatto la tradizionale sartoria siciliana nella collezione uomo Dolce&Gabbana Autunno-Inverno 2016/17.

Ma né la collezione né il resto dell’iconografia sono tributi ad un’arte perduta; i cowboy esistono ancora oggi. Negli angoli più disparati del pianeta, il mandriano che attraversa pianure e fiumi, vivendo avventure selvagge, continua il suo duro lavoro oltre a perpetuare l’idea romantica del cowboy. Dai cavalieri nomadi della Mongolia alla Maremma, passando per le pampas dell’Argentina e la Camargue in Francia, seguiteci in un viaggio alla scoperta della vera vita dei cowboy del nostro tempo.

I cowboy del Nord America

Lo storico cowboy americano della fine dell’Ottocento è nato dalle tradizioni del Messico settentrionale diventando una figura leggendaria. Nel Settecento, durante il periodo coloniale spagnolo, arrivò e si diffuse in California e nei territori confinanti il vaquero, il mandriano spagnolo o messicano che lavorava con cavalli giovani e non domati. Anche se i cowboy più emblematici sono quelli che provengono dal Texas, e hanno ancora oggi un ruolo fondamentale nell’immagine romanzata basata su camicie con le frange, stivali con gli speroni, gambali logori, rodeo e molto altro ancora. Negli USA tuttavia, i cowboy non sono confinati alla stretta lingua di terra del Texas, i mandriani, con le loro tradizioni e i loro costumi, spaziano dall’Arizona al Wyoming, dal Montana alla Florida. Se avete voglia di montare in sella e vivere un’esperienza da cowboy (in versione più soft), sono disponibili molte “vacanze in ranch”, che comprendono anche soluzioni molto lussuose.

I gaucho dell’Argentina

In Argentina e Uruguay gaucho significa semplicemente “una persona di campagna, esperta nel lavoro tradizionale dell’allevamento di bestiame”, in altre parole un cowboy, con tutte le sue connotazioni di coraggio, sregolatezza e nomadismo.  In questi due paesi i gaucho sono un simbolo nazionale, che, proprio come i cowboy nordamericani, sono stati immortalati in leggende, folklore e letteratura assumendo così un ruolo importante nella loro tradizione culturale della regione. La loro immagine è radicata nelle tradizioni folcloristiche di Argentina, Uruguay e Paraguay, così come l’uniforme del gaucho: un poncho (che funge anche da coperta sottosella), un facón (grosso coltello), un rebenque (frusta di pelle), e pantaloni ampi che vengono chiamati bombachas. Un altro tratto distintivo sono le bolas o boleadoras, tre palle ricoperte di cuoio tenute insieme da lacci di cuoio lunghi circa un metro, che si usano al posto del lazzo.  Le pampas, le pianure che si estendono tra Cordoba e Buenos Aires fino all’Uruguay, offrono ancora una possibilità di vita al gaucho moderno e molte estancias sono felici di accogliere i turisti che desiderano vedere un altro aspetto della sfaccettata cultura argentina.

I gardians della Camargue

La Confraternita dei cavalieri della Camargue, che risale al Cinquecento, si occupa di mandrie di cavalli e tori in questa regione costiera del Sud della Francia. Delineata dalla Valle del Rodano, la Camargue è la terra di piccoli cavalli bianchi (una delle più antiche razze viventi ancora oggi), piccoli tori neri, fenicotteri di un rosa vivido e i loro gardians (custodi). Le antiche origini dei gardians si rifanno ai moderni cowboy del Nord America, così come la loro uniforme: pantaloni di fustagno grigio, beige o nero, camicia e fazzoletto rosso di rito intorno al collo. Oggi i mandriani tengono vive le tradizioni e l’occasione migliore per vederli in azione è l’Abrivado, un festival che si svolge ogni anno a novembre, simile alla corsa dei tori in Spagna, dove oltre 200 gardians provenienti da tutta la provincia si riuniscono per spostare i tori dalle spiagge all’arena nella città di Saintes Maries de la Mer.

I butteri della Maremma

Originari della Maremma, i butteri sono l’equivalente italiano dei cowboy. In sella ai loro cavalli maremmani, si occupano del bestiame, in particolare vacche e pecore. In parte eroi leggendari e in parte cavalieri mercenari, ancora oggi i butteri sono più che semplici pastori. Strettamente legati ai costumi religiosi della Toscana, sono celebrati anche nelle leggende; per esempio quando nel 1890  Buffalo Bill portò il suo show Wild West in Italia per mostrare le abilità dei cowboy, i mandriani italiani, tutt’altro che impressionati, lo sfidarono e si dimostrarono superiori per fascino e capacità.  La sella caratteristica dei butteri prende il nome di bardella, e l’abbigliamento consiste in pantaloni di ruvido cotone, gambali, una giacca di velluto e un cappello nero. I butteri si riparano dalla pioggia con un ampio mantello chiamato pastrano. Tengono in mano la mazzarella, un bastone che serve per guidare i buoi e i cavalli. Come per molte antiche tradizioni italiane, ispirano anche la cucina locale, con il pasto tradizionale che consiste in pane e cicoria accompagnati da frattaglie, l’acquacotta, una zuppa di pomodori, cicoria, patate e funghi, e naturalmente vino. Concedetevi un po’ di tempo per scoprire la bellezza naturale della Maremma con una vacanza a cavallo.

I nomadi della Mongolia

I “cowboy” forse più tenaci del nostro tempo sono i nomadi della Mongolia. Queste comunità di pastori, la cui tradizione è riconducibile al leggendario Gengis Khan, sono ancora incentrate sul cavallo. È infatti intorno a questo animale che ruotano la letteratura, l’arte, lo sport e anche il sostentamento dei popoli della Mongolia che vivono nelle yurt (le tipiche tende). I pastori mongoli costituiscono una delle ultime culture nomadi rimaste al mondo ma oggi il loro stile di vita tradizionale è a rischio, da una parte per lo scenario economico in rapido mutamento e dall’altra per il cambiamento climatico e la desertificazione. Se desiderate scoprire di più su questi antichi popoli, vi sono molti programmi di volontariato a cui aderire.

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